Ci svegliamo molto presto ieri mattna. Mentre urlo in un sogno, tu che non dormi mi baci sul viso svegliandomi. Apro gli occhi e ti vedo guardarmi nel mattino con lo sguardo brinoso poggiata con la guancia sul cuscino.
La mia area insieme alla tua formano una mela sotto il piumino. Ti racconto frammenti di sogno, che fuggono lasciando solo pochi lampi nella memoria: li ricorderai per me.
Il tepore dell'aria negli spazi vuoti fra noi è arginato dal tuo calore forte, e quando mi avvicino per baciarti, mi brucia un pò.
Il Meo del Cacchio
blog letterario a cura di Marco Valerio Mancini
venerdì 22 aprile 2011
martedì 19 aprile 2011
Finalmente giorno
Oggi li ventinove de febbraro der millennovecentotrentasette...
-Trilussa-
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Quando iniziai a bloggare su http://cinemadipintovino.blog.dada.net/ ero un altro. Oggi sono lo stesso di sempre, ma guardo le scene che ho compiuto con un senso di affetto e malinconia, che immediatamente si trasforma in saudade: nostalgia di futuro. Ora mi sembra che queste scene siano tante, e che una dolce vecchiezza di portico e di steccato, mi soleggi in un pomeriggio americano.
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L'altro giorno vado alla Piramide Cestia per pagare i bollettini arretrati, eventualmente una multa, e per fare la Postepay. Entro nell'edificio dell'Arch. Libera, che ospita l'ufficio centrale delle Poste a Roma. Nel salone ristrutturato di recente mi guardo intorno e scopro che l'ambiente è cambiato completamente.
Prendo ogni tipo di bigliettino dal numeratore perché dovendo fare più operazioni non è mai chiaro se sarò nella fila giusta. Oltretutto potrò sempre mostrarmi magnanimo una volta avanti nella fila, quando potrò regalare la precedenza a quello con lo sguardo più afflitto.
Ci saranno una cinquantina di numeri prima di me, ma raramente corrispondono a persone effettive. La vasta sala manda un rimbombo blando, e la luce filtra da una nube attraverso i lucernari. Sono spettinato, mi sento occhi grandissimi e ho l'impressione di vedere troppo. Nel conteggio delle persone, eliminati gli impiegati, non riesco comunque a fare una previsione: se non che somiglino di più alla mamma, o al papà.
Al richiamo di ogni bip vicino o lontano, alzo gli occhi dalle scaffalanature per controllare come procede: se sia una A, una C o una P, mentre il conto va alla rovescia. I negozietti delle Poste vendono tutta roba vecchiotta a prezzi esagerati. Sui filari di sedie, le persone si dispongono quanto più a scacchiera, specialmente intorno a persone ingombranti, e i maschi più vicini alle giovani: molti con aria teneramente compromessa, guardano il formicolio delle proprie mani.
A me sembra sempre di essere una guardia mentre aspetto. Percepisco che la gente potrebbe pensare di me che io sia, nonostante l'aria trasandata, una qualche sorta di funzionario scocciato da tutta una serie di stupidaggini e che si trova li in quello strano orario, per aver preso un permesso, o essendo fuori casa in orario di malattia per pagare le tasse.
C'è un momento in cui l'attesa è immobile, si ferma ogni movimento, si attenua il rimbombo e si ingrossa la nube; tutto è improvvisamente stabile, il tempo è nullo e tu sei in piedi nella sala e la comprendi tutta: mancano solo 3 bip. Controllo rapidamente tutta la documentazione di bollette, i soldi in tasca, e l'estratto conto. Il terzo bip va a vuoto. Secondo bip e penso: -andrà a vuoto, devo sbrigarmi-
Andato a vuoto il secondo, ho giusto il tempo di girarmi ed è il mio bip.
Mi avvicino al banco e realizzo che nella ristrutturazione hanno eliminato i vetri antiproiettile e con l'impiegato sei viso a viso; penso a mia madre che in quell'ufficio ha lavorato per anni, e nel quale ha subìto almeno un paio di rapine, e ho l'impressione che questa apertura totale sia bella, ma minacciosa.
Sento una certa comprensione per i commessi, soprattutto per i postali e mi rivolgo a questo profilo materno di padre saggio, impostando una voce gentile:
- Salve-.
-Buongiorno-.
-Dovrei fare un versamento, dei pagamenti da conto corrente e vorrei fare la postecard...-,
-la Postepay- dice lui, - si, si- annuisco.
-Vediamo...numero di conto?-, dice mettendo le dita sulla tastiera e gli occhi sullo schermo del computer.
-Dunque, vediamo, il numero di conto...-, prendo l'estratto conto di ottobre, l'ultimo arrivato, lo stendo sul banco e lo passo all'impiegato, - eccolo.-
Mentre inizia ad inserire i dati scelgo le bollette da saldare, mentre con il batticuore delle cose serie sommo a mente le cifre sgrossando gli importi. Decido di spendere un paio di centinaia di euro per le utenze, posticipo invece la multa al mese prossimo e penso: -Mortacci loro...maledetti ladri! devo dargli le mie piotte per dei servizi che dovrebbero essere gratuiti...- Il commesso interrompe le mie utopie cristiano-socialiste e dice:
- Scusi, è molto che non usa il conto?-
- Come scusi?-,
- Ha fatto operazioni di recente su questo conto corrente?
-recente? che vuol dire recente?- penso, - bè...-, rispondo: - Sul conto, all'ultimo estratto conto ricevuto c'era un saldo attivo, è in data ottobre, siamo a febbraio...-.
-Il conto è stato estinto- dice.
-Come estinto scusi?, c'era un saldo attivo, non ho ricevuto comunicazione alcuna, come può essere estinto e che si estinguono i conti così? alla cazzimperio?- e inizio a pensare a questo conto estinto come ad una mancanza: ad un fallimento. Mi sento in colpa come se non avessi curato con il necessario affetto quella piccola creatura contabile che era morta.
Questo commesso dai lineamenti più materni che paterni capisce subito dal mio sguardo il mio unico timore: dover rifare la fila. Mi rassicura subito dicendomi: - Vada all'ufficio conti correnti, senta cosa le dicono e poi, senza bisogno di rifare la fila torna quì e facciamo le altre operazioni.- Con la fronte distesa dalla sua cortesia accenno un sorriso triste, ancora segnato dalla recente scomparsa del conto, e riesco a dire un : - Grazie- con voce grata, allontanandomi verso l'ufficio.
Mi guardo intorno: entra un uomo che potrebbe essere uno zio scapolo; di lineamenti, o paterni di un uomo basso magro e vigoroso, o materni di lineamenti paterni di donna uguale. In buona parte calvo, spaesato e anche lui abbastanza afflitto da questa misteriosa sindrome postale, si vede sorpreso da un giovane uomo, forse un funzionario di polizia, che tagliando lo spazio con il braccio, passandogli quel biglietto numerato, ne aveva risistemato di conseguenza, tutto l'orizzonte temporale prossimo. E in quel momento penso: -amo entrare nelle vite degli altri-. L'uomo ringrazia sorridendo ed io mi sento bene.
Sulla porta dell'ufficetto chiedo alle impiegate informazioni su questo, diciamo, incidente del conto. Loro rispondono che purtroppo il conto era estinto e non c'era più nulla da fare. Colto da questo senso di ineluttabilità dico soltanto: -Ma non possiamo resuscitarlo?- Le due donne si guardano, guardano me, non me lo dicono, ma dalle facce si intuisce che pensano: -...ma allora ce sei?...-. E in quel momento mi ci sento. Ringrazio le signore che mi salutano con aria bonaria e torno al banco. Il commesso nota la mia vaghezza, il mio quasi fischiettare nei paraggi, e fra gli sguardi aggrottati delle persone mi passa dei moduli da compilare per la Postepay.
Arriva il mio turno e posso pagare le mie piotte a chissà quale riccone che beve acqua e vodka al bordo di una piscina circondato di zoccole.
Il commesso, che dopo tutte queste particolari attenzioni nei miei confronti percepisco ormai come un conoscente degno di fiducia, controlla i moduli e all'improvviso mi chiede: -Professione?-.
Vorrei rispondere: funzionario di polizia, giusto per far felici i preconcettuati, ma torno serio e penso: -Poeta.- e gli rispondo: -Artista-, per restare un pò sul vago. Lui non fa domande e scrive.
E così, tutto contento per la Postepay con la quale potevo finalmente accreditare i soldi al pokerino; terminato il lutto per il conto estinto; fatta la mia buona azione quotidiana; ho sentito che si era fatto, almeno fino alla prossima bolletta, finalmente giorno.
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